martedì 23 novembre 2021

L’Intuizione, strumento di conoscenza della Criminologia neuromeditativa

 
by René Manusardi © 
Criminologo neuromeditativo 

   Il tema della conoscenza, rappresenta uno dei contenuti teorici e pratici che accomuna così tanto criminologia e meditazione, da dar luogo al felice connubio della criminologia neuromeditativa quale prassi investigativa basata sulle neurostrutture proprie della coscienza. Infatti, se la completa conoscenza e la rispettiva soluzione investigativa dei crimini è materia propria della criminologia, così la profonda conoscenza di sé stessi e la risoluzione dei problemi di equilibrio personale e relazionale formano il contenuto proprio della ricerca meditativa. 

   Quindi, la criminologia neuromeditativa rappresenta un lavoro su sé stessi, necessario a far emergere attraverso le tecniche neuromeditative (TNM) quelle strutture della coscienza che poi saremo in grado di usare ampiamente nell’indagine investigativa, per risolvere più agevolmente e più profondamente i casi criminosi. In un prossimo articolo parleremo della coscienza la quale - a differenza della mente, al di sopra della mente, oltre la mente, ma come la mente pienamente inserita nella corporeità e funzionante per mezzo dell’attività cerebrale - rappresenta a nostro modesto avviso, la meravigliosa “riscoperta” che le neuroscienze hanno saputo donare al genere umano. Una riscoperta che analizzeremo più avanti. 

   Riguardo il contenuto proprio della conoscenza, Aristotele ne identificò due percorsi: il più alto è l’intellectus ossia l’intuizione intellettuale (denominata percezione intuitiva dall’esperienza meditativa socioclinica), mentre in seconda posizione sta la logica formale, di cui Aristotele stesso è stato il primo teorizzatore in Occidente. 

   Per farsi un’idea delle differenze tra intuizione e pensiero logico, così scriveva il premio Nobel Max Planck, pioniere della fisica quantistica nella sua Autobiografia: “Quando nel campo della fisica il pioniere cerca la strada a tentoni, deve possedere un’immaginazione vivida, intuitiva, perché le nuove idee non nascono per deduzione, ma attraverso una immaginazione artisticamente creativa” (Planck 1956). 

   Ancora prima, il luminare dell’istruzione inglese F.C. Happoldcosì asseriva: “Le più grandi scoperte in ogni campo della conoscenza trovano la loro origine nelle intuizioni di uomini di genio. Attraverso l’intuizione essi vedono, talvolta in un flash, cose che gli altri uomini non hanno mai visto; riescono a scorgere relazioni che altri non hanno afferrato, fra fenomeni apparentemente isolati; raggiungono conoscenze che non avrebbero potuto ottenere in nessun altro modo. Come possano nascere questi lampi d’intuizione, è difficile dirlo. Nel processo dell’analisi logica e della deduzione, la mente passa da un punto all’altro, compie un determinato sforzo e gli stadi del pensiero possono essere analizzati. Invece, i lampi d’intuizione si presentano spesso come una specie di rivelazione che proviene dall’esterno. La mente, spesso in uno stato di passività, compie un balzo improvviso. Ciò che prima era oscuro diventa chiaro. I frammenti sparsi trovano la loro sistemazione, vengono ordinati e compongono un disegno”. 

   L’American Heritage Dictionary (1993) definisce l’intuizione come: “l’atto o la facoltà di sapere o sentire senza fare uso di processi razionali; cognizione immediata”. 
   Uno degli elementi sorgivi delle tecniche neuromeditative, risulta essere quello di permettere al criminologo di usufruire abitualmente e non solo eccezionalmente della percezione intuitiva, in quanto la pratica delle TNM la rende una condizione abituale della coscienza. 

   Per quanto riguarda i correlati neuronali dell’intuizione, la ricerca neuroscientifica sulle funzioni complementari dei due emisferi cerebrali, ha fatto un po’ di chiarezza sul processo intuitivo. L’emisfero sinistro veicola principalmente la produzione linguistica, il pensiero analitico e il susseguirsi di eventi lineari e causali, mentre l’emisfero destro veicola la produzione di immagini, il pensiero olistico e gestaltico e la modellizzazione spazio-temporale (Bryden 1982; Ley 1983; Sperry 1974 e 1982). Alcuni ricercatori hanno usato questi risultati per suggerire che noi esseri umani abbiamo due modi di coscienza, uno corrispondente a ciò che chiamiamo “ragione”, associato alle funzioni del lobo sinistro e l’altro, chiamato “intuizione”, associato invece alle funzioni del lobo destro (Lee 1976). È importante ricordare che, nonostante il prevalere di un emisfero sull’altro, tutto il cervello è coinvolto in ogni funzione mentale. Una netta divisione funzionale tra gli emisferi avviene solo in soggetti con emisferi fisicamente divisi o danneggiati in conseguenza di incidenti o di operazioni chirurgiche (Sprenger e Deutsch 1981). L’intuizione è mediata dalle reti neuronali in entrambi i lobi, non solo in quello destro. Sono detti trascendentali quei processi neurocognitivi che producono l’intuizione, mettendo l’accento sul loro funzionamento transemisferiale e sulla loro capacità di coinvolgere tutto il cervello. Il corpo calloso che svolge il ruolo principale nel far convergere le informazioni da un emisfero all’altro, potrebbe essere molto importante nella genesi dell’intuito (Laughlin 1997). 

 Per adesso ci fermiamo qui. Continueremo nei prossimi articoli l’interessante e originale cammino di conoscenza proprio della criminologia neuromeditativa, andando sempre più in profondità con semplicità ed essenzialità. Stay tuned…

martedì 16 novembre 2021

Che relazione esiste tra Criminologia e Meditazione?



by René Manusardi © 
Criminologo neuromeditativo
 
   Si dice che una persona veramente esperta, sia in grado di spiegare le cose più alte e difficili, in modo semplice, diretto e profondo. Cercheremo di farlo anche perché qui, oltretutto, si tratta di spiegare la “neuroscienza della meditazione” (Gyatso 2005), come la definì appunto il Dalai Lama, materia rispetto alla quale la scienza occidentale oggi ha ancora idee parziali teoricamente apologetiche, scientificamente confuse nonché affette da psicologismo e mentalismo, ma che comunque non riguardano il tema necessariamente conciso di questo articolo. 

   Per chiarificare la relazione esistente tra criminologia e meditazione, o meglio tra neurocriminologia e neuroscienza della meditazione, sorge spontaneo mettere in chiaro i due elementi di questa relazione, spendendo qualche parola attorno alla loro struttura. 

   Per prima cosa, dobbiamo osservare che la neurocriminologia nasce come una delle tante risposte accademiche all’impulso che le neuroscienze continuano ad attivare nei confronti delle discipline umanistiche e scientifiche, riguardo le nuove scoperte che hanno come centro d’attenzione il cervello e la sua complessità strutturale. Di fronte a tale complessità di azione e di risposta cerebrale all’interno degli eventi criminogeni, ecco che la neurocriminologia quale scienza forense si colloca come strumento di profonda comprensione, che la porta pragmaticamente a spostare il suo focus in modo deciso da prospettive ancora vagamente lombrosiane e giuridicamente punitive (a volte ancora presenti nella criminologia tradizionale), all’adesione in toto - almeno dove l’evento criminoso lo permette - al credo redentivo della restorative justice. 

   La neuroscienza della meditazione, rappresenta invece il risultato dello studio neuroscientifico che dagli anni ’50 del ventesimo secolo ad oggi continua a coinvolgere attivamente i sistemi meditativi insiti nelle religioni tradizionali quali yoga nonché meditazioni indiane advaita e trascendentale, meditazioni di area buddhista zen, tibetana, theravada, meditazioni energetiche taoiste statiche e dinamiche quali tai qi quan e qi gong, meditazione cristiana di silenzio e di contemplazione. 

   Le neuroscienze hanno analizzato particolarmente attraverso apparecchiature elettrofisiologiche (ECG, TAC, RMN, fMRI ecc.) le Tecniche Neuromeditative (TNM) di monaci e di laici durante le sedute di meditazione, facendo osservazioni e sperimentazioni in merito agli stati di coscienza con i correlati neuronali, all’aumento della neuroplasticità cerebrale, agli effetti neurosociopsicologici della meditazione sul cervello, agli effetti della meditazione sulla salute e sulla relazione interpersonale e sociale. 

   Dallo studio neuroscientifico dei sistemi meditativi, ora appare più chiara la relazione tra neurocriminologia e neuroscienza della meditazione, in quanto quest’ultima, accelera lo sviluppo delle qualità umane e professionali criminologiche che approfondiremo in un articolo successivo, ma che per ora possiamo sintetizzare in un aumento esponenziale a breve/medio termine delle facoltà superiori di ordine intuitivo, empatico e di resilienza che si sviluppano nel costante esercizio delle Tecniche Neuromeditative e che senza di esse richiederebbero l’esperienza di molti anni di professione investigativa. Stay tuned… 

L’Intuizione, strumento di conoscenza della Criminologia neuromeditativa

  by René Manusardi ©  Criminologo neuromeditativo     Il tema della conoscenza , rappresenta uno dei contenuti teorici e pratici che accomu...